Inserito da: Stefano Lentati | Agosto 9, 2008

Banzai!

A furia di fare tresessanta comincio a sentirmi come un criceto sulla ruota

A furia di fare tresessanta comincio a sentirmi come un criceto sulla ruota: devo evolvermi verso un nuovo stadio - Vulcaniano!

Una bella giornata a Coluccia. Vento forte ma un po’ a “strisce”, per cui armo comunque la 5.3. Si plana anche con la 4.7-4.5, ma in alcuni punti si soffre, e io oggi preferisco soffrire per il troppo vento che per il troppo poco vento. La 5.3 la armo con la massima tensione di caricabasso e la bugna positiva di 1 cm. Da guerra, insomma. Comunque, c’è un sacco di altra gente con la 5.3-5.1 in acqua. Ad esempio Mattia Fabrizi e Stefanino Lorioli.

La prima parte della giornata la dedico a divertirmi (a furia di fare carving 360 comincio a sentirmi come un criceto), ma man mano che passa il tempo mi si insinua il tarlo della Vulcan. Devo riprovarci e ritrovare confidenza. Ma ho bisogno di qualcosa per sbloccarmi, così mi porto sottovento, davanti alla famiglia che ho preventivamente “picchettato” in spiaggia. Per l’occasione, affido a mio fratello (ho anche un fratello, che rivelazione!) la mia nuova macchinetta digitale, arrivata ieri brevi manu dal continente, per farmi riprendere nei miei tentativi di Vulcan. Con qualcuno che mi riprende, devo devo devo provarci sul serio.

Prendo subito un paio di lecche, poi decido di provarci con più determinazione, buttando in basso la prua, cosa che faccio e che mi sembra sortisca un effetto positivo sulla rotazione. Anzi, sono sicuro di aver ruotato la tavola sulle nuove mura: torno a terra per vedere il video risultato, ma il mio bro non ha ripreso il tentativo migliore.
Mi riassetto ed esco di nuovo, tre tentativi, due mi sembrano buoni, ritorno a terra tutto contento. Ma non vedo un accidente: prima il fratellone si è fatto impallare dagli unici due pedoni che passeggiano sulla battigia, e poi da uno strambatore di passaggio, il solo nel raggio di due chilometri! Grrrrrrrr!
Esco ancora. Nuovo tentativo, prua in basso, poppa in alto, ma blocco la tavola in acqua, volo all’indietro e prendo una nuova botta al collo. Male totale! Ma sono curioso di vedere il risultato.

Lo potete vedere anche voi nel video, ma a velocità normale non si capisce niente. A prima vista sembra che il problema sia che non piego la gamba posteriore, e anche io lì per lì ne ero convinto. Ma una volta a casa, riguardando la sequenza al rallentatore, fotogramma per fotogramma, appare una verità diversa. Stacco, la tavola comincia a girare, raccolgo (abbastanza) la gamba posteriore, la prua è bassa (quasi infilata) nell’acqua. Ma a un certo punto smetto di ruotare, la tavola crolla sull’acqua, blocco la pinna e addio!
La mia teoria è che la rotazione sia bloccata dal fatto che non mollo la mano posteriore sul boma (e non giro la testa). Anzi, ne sono abbastanza convinto. Talmente convinto che oggi sono contento. Adesso stacco e ruoto col baricentro sul piede d’albero, so che salto abbastanza (ma non troppo alto) e che raccolgo la gamba posteriore, e che se lascio la mano posteriore potrei completare questa benedetta rotazione. Forse.

Ad ogni modo ho tempo per pensarci, appena mi sarà passato il male al collo! Avrei bisogno anche di più conforto familiare. Mia moglie ha sentenziato che “vederti mi fa venire il nervoso: già sei mezzo rotto, perché devi cercarti di farti male?” e poi aggiunge il carico da novanta annunciandomi che i bambini sono “molto preoccupati” quando mi vedono cadere in quel modo. E io pensavo che la famiglia mi avrebbe sostenuto con frasi del tipo “Bravo, anche se hai 40 anni passati non ti sei arreso, sei un esempio di fulgida tenacia!”
Uffa!


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