Inserito da: Stefano Lentati | Agosto 5, 2008

Voltarene

Oggi ho fatto il passo del gambero, cioè indietro. Ho un sacco di scuse per giustificare l’insuccesso: ero stremato dalle giornate precedenti, il vento era un groviglio di raffiche, non riuscivo a concentrarmi per una quantità di pensieri extra vulcaniani che mi giravano per la testa. Ma alla fine sono solo scuse. Oggi, se possibile, sono peggiorato rispetto a ieri. Punto e basta.

La giornata è iniziata in maniera fantozziana. Armo la mia solita 5.3 e sto per partire quando, del tutto casualmente, metto la mano sulla tasca d’albero e mi accorgo che è rimasto mezzo centimetro tra la base e il top dell’albero. Riporto l’attrezzatura a terra. Smonto il rig dalla tavola, sgancio la cima di recupero, mollo il caricabasso, mollo la bugna, rimetto a posto i due pezzi dell’albero, ricazzo il caricabasso, ricazzo la bugna, riaggancio la cima di recupero, riattacco il piede d’albero, mi ripreparo a partire ma… ho fatto passare la cima di recupero fuori dal boma anziché all’interno (io attacco la cima di recupero all’albero sopra il boma e poi in basso attorno alla base della prolunga). Quindi risgancio il piede d’albero, riattacco la cima di recupero facendola passare dentro al boma, riattacco il rig alla tavola, riparto e… il boma è troppo alto! Il seguito lo potete immaginare da voi.

I tentativi di Vulcan sono stati pochi, una manciata. Il cosiddetto “riscaldamento” è durato ore, complice le condizioni abbastanza snervanti. A un certo punto ero talmente insoddisfatto della mia titubanza che mi sono buttato nel primo tentativo con foga eccessiva. Risultato, tavola bloccata e super botta all’indietro. Ho sentito il collo scricchiolare e adesso sono avvolto nel confortevole puzzo del Voltarene Emulgel.

Ma anche in una giornata perdente c’è qualcosa da salvare.

Primo: ho superato l’imbarazzo delle cadute e ho provato a fare un tentativo davanti agli occhi di Filippo Buratti, che è rimasto abbastanza sconvolto da sentirsi in dovere di consigliarmi di provare “meno al lasco”. Questo ovviamente mi confonde rispetto ad altre indicazioni che ho avuto in proposito, ma se prima ero un coniglio che si nasconde adesso almeno sono un coniglio che si fa vedere.

Secondo: sono al punto di partenza o questi 3 giorni (e meno di venti tentativi) sono serviti a qualcosa? Diciamo che a qualcosa sono serviti, nel senso che non mi sento (male) come tre giorni fa. E questo, comunque lo si voglia guardare, è un risultato.

Per la cronaca, oggi non è stato da 4.7-4.2 ma da 5.3 scorreggiata. Le previsioni qui a Coluccia sono buone da sabato per tre giorni, quindi avrò modo per mettermi alla prova e cercare di riscattarmi, dopo un po’ di sano riposo. Intanto in acqua il livello è demoralizzante. Oltre ai supervip (Lorioli, Buratti, i Vinante bros, Varrucciu, Durzu e mi scusino gli altri) ci sono almeno una decina di altri windsurfisti che fanno dalla Vulcan in su. E questo weekend torna Mattia (Fabrizi).

Per ora è tutto. Salvo sorprese del meteo riposerò fino a sabato e Voltarene permettendo riprenderò il mio masochistico cammino verso la Vulcan.

Inserito da: Stefano Lentati | Agosto 4, 2008

Non ho più paura, forse

sapreste dire quale? In palio un bel niente!

Di questi quattro elementi coi capelli lunghi, tre sono dei draghi e uno è lo scarsone che deve imparare la Vulcan: sapreste dire quale? In palio un bel niente!

La prima buona notizia è che non mi sono arreso. Non so voi, ma a me succede di provare una manovra, prendere qualche bella legnata, e a quel punto comincio a posticipare il tentativo successivo, possibilmente all’infinito. Penso abbia a che fare con l’istinto di sopravvivenza, che nel mio caso avrete capito è particolarmente sviluppato.

Anche oggi è stata una giornata da 5.3. Anche perché questa è la vela più grossa che mi porto dietro, quindi non è che avessi molte alternative. Ad ogni modo, era la vela giusta. Un po’ ciccia di bugna per i miei gusti, ma era necessario per planare e  comunque era meglio di ieri. Le raffiche erano più lunghe e il piano d’acqua più piatto. E soprattutto c’era uno yacht in meno fra le balle. Dopo quello che io chiamo “riscaldamento” ma che onestamente dovrei definire il tempo necessario a ritrovare il coraggio, ho fatto una decina di nuovi tentativi, spronato anche dall’eccessivo entusiasmo di Filippo Buratti, che non ha capito che mai proverò il mio aborto di Vulcan davanti a lui!

Dal punto di vista tecnico non ho fatto alcun vero progresso. Forse la tavola sta cominciando a ruotare, ma io continuo a sbilanciarmi indietro, per cui la pinna si blocca nell’acqua circa col vento in poppa, e io faccio il solito volo all’indietro mollando il rig (se mai ho tenuto veramente il boma…). La buona notizia è che penso di aver fatto uno scatto psicologico fondamentale: sono passato dal cercare solo e unicamente di minimizzare il danno della caduta, a provarci davvero. La cosa è successa in un momento di euforia dopo aver imbroccato 4-5 delle poche cose che so fare, di seguito, facendole bene (almeno per i miei standard). Insomma, ero gasato e in questo magico istante di autostima ho trovato quella che mi sembra la convinzione giusta. E mi è sembrato che la tavola cominciasse a obbedire e mi sono pure fatto meno male sbattendo sull’acqua. Insomma, mi sembra di essere entrato in una nuova fase.

Ora il problema sarà verificare se questa nuova consapevolezza l’avrò anche domani. Il banco di prova si annuncia importante, perché le previsioni danno vento vero, quindi 4.7 o 4.2, e qui le cose si fanno decisamente più impegnative. Domani dovrò anche fare tesoro del consiglio che mi ha dato Filippo Buratti quando gli ho raccontato che io perdo contatto con l’attrezzatura volando all’indietro. Mi ha detto che devo stare col corpo raccolto attorno al centro di rotazione della manovra, che nel caso della Vulcan è il piede d’albero. E di stare col corpo più “rannicchiato”. Cioè, lui non mi ha detto rannicchiato. Mi ha fatto vedere come, e io non saprei descrivervi meglio quello che mi ha fatto vedere. Domani ci proverò. Poi le previsioni danno 3 giorni di calma, quindi cercherò di impegnarmi al massimo, anche se non c’è muscolo, articolazione, tendine che non mi faccia male.

Inserito da: Stefano Lentati | Agosto 3, 2008

Mi è semblato di vedele un gattone!

Oggi non ho combinato niente di buono, ma ho fatto windsurf e sono contento lo stesso. Anche i lunghi viaggi cominciano con il primo passo - © autoscatto del Lento

Oggi non ho combinato niente di buono, ma ho fatto windsurf e sono contento lo stesso. Anche i lunghi viaggi cominciano con il primo passo.

Oggi è stato il d-day. Ho ricominciato con la Vulcan. Ricominciato è un po’ una parola grossa. Ho fatto la bellezza di 5 tentativi, forse 6. Ma per me sono stati importanti: sono quelli che mi servivano per affrontare la paura. Perché è inutile girarci intorno, il primo problema è la paura: saltare-ruotare è qualcosa che va contro il mio istinto di sopravvivenza, che è molto più forte della mia voglia di imparare.

Tornando alla cronaca, era un brutta giornata da 5.3 a Coluccia. Per brutta intendo che il vento era rafficato, inconsistente, cambiava direzione e intensità. Ovviamente questo non impediva ai vip presenti (oltre al resident Lorioli metteteci: i Vinante bros, il Gaspero, Gabriele Varrucciu e Carletto Durzu) di fare qualunque tipo di rotazione. Nel mentre io combattevo contro un inverno (e primavera e inizio estate) senza esercizio fisico, la vela troppo grassa (sennò non planavo neanche a cannonate) e l’elenco delle mie patologie incompatibili coi traumi che mi avrebbe provocato provare la Vulcan. Abbastanza scuse per rimandare il primo tentativo?

Nel pomeriggio il vento si è messo meglio, ho potuto riportare la vela a un assetto normale, ho cominciato a sentirmi meglio. Così ho ricominciato a pensare seriamente alla cosa. Anzi, a un certo punto mi sono pure incupito con me stesso per non averci provato. Insomma, non mi stavo più divertendo a fare le solite cose per il tarlo di questa Vulcan!

Prima mi sono messo in testa di provare davanti alla scuola, dove tutti fanno le manovre. Ma tra il casino di gente e la scarsa voglia di farmi prendere per il culo anche dai bambini, ho cambiato obiettivo, puntando alla zona sottovento. Ma lì m’è venuta ansia per i bagnanti a terra, che si sarebbero visti arrivare contro una bomba di spruzzi. E poi, non so, non ero a mio agio. Quindi, alla fine, ho scelto il mio campo di prova: Coluccia. Ma Coluccia davvero, cioè la costa della penisola di fronte alla scuola.

La prima cosa, è che lì non c’è quasi nessuno e, lo ammetto, così mi sono risolto la questione imbarazzo. Almeno all’inizio, quando farò solo guai, non mi dispiace avere poco o niente pubblico. Ho 41 anni e la mia dignità! E siccome il retropensiero degli altri ce l’ho, e non ci posso fare niente per quanto scemo possa sembrare, ho scleto di andare in esilio a fare i miei tentativi.
Secondo, lì posso provare uscendo, quindi senza l’obbligo di doverla fare “qui e ora”. Un bordo al lasco e 200 metri per trovare coraggio e il momento giusto. E tutto lo spazio che voglio. Terzo, lì il vento oggi era mica male, meno rafficato, cioè con le raffiche più lunghe, anche se un po’ meno forti (il che, tutto sommato, non guastava).

La faccio breve: i tentativi sono stati un disastro. Ho perso ogni volta contatto con l’attrezzatura, che è finita non meno di 10-20 metri sottovento a me. Non ho la minima idea se la tavola abbia fatto anche solo due gradi di rotazione, e sicuramente non ho fatto niente di buono col rig, visto che l’ho sempre mollato.
Ma tre cose buone ci sono:
- ho superato il blocco della paura
- ho iniziato la manovra al lasco
- mi sono ricordato di portare la mano anteriore vicino alla maniglia del boma.
Insomma, non è un inizio esattamente esaltante, ma penso che in queste cose si debba sempre guardare ai passi in avanti e trovare qualcosa di positivo.

Ma su una cosa mi sono veramente sbagliato di grosso. Tornato a terra Stefanino (Lorioli) mi viene incontro e con un’espressione indecifrabile mi chiede cosa stessi combinando. Io ovviamente non capisco / faccio lo gnorri. E lui “No sai, è che ti ho visto, sullo sfondo blu dello yacht, volavi in una posizione tipo Gatto Silvestro, e l’attrezzatura stava navigando senza di te…”.
Ok, adesso lo so, oggi non ho veramente combinato nulla di buono. Ma come si dice in questi casi, le previsioni sono molto promettenti, e domani vediamo se trovo il coraggio per riprovarci.

Stefanino Lorioli mostra la tragicomica "Posizione del Gatto Silvestro"

Stefanino Lorioli mostra la tragicomica "Posizione del Gatto Silvestro"

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